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    Transizione auto elettrica europea: chi accelera davvero
    Politica, strategie di mercato e fotografia del parco auto: dalla Norvegia ai Paesi UE che stanno accelerando davvero
    Redazione 22 Febbraio 2026
  • transizione auto elettrica europea con colonnine di ricarica e traffico urbano in Europa

    In Europa la transizione dell’auto non è più un dibattito astratto: è una ristrutturazione industriale e sociale già in atto, con velocità molto diverse tra Paesi. La direzione generale punta sull’elettrica a batteria più che su carburanti alternativi (biocarburanti avanzati, e-fuels, idrogeno), ma la realtà del mercato resta ibrida, con consumatori che scelgono spesso soluzioni intermedie e governi che oscillano tra incentivi e correzioni di rotta. A fare da sfondo c’è un parco auto enorme e anziano, che rende la svolta inevitabilmente più lenta di quanto suggeriscano le immatricolazioni del momento.

    Perché l’elettrico “vince” la partita politica (anche quando il mercato frena)

    La prima ragione è normativa: l’Unione Europea ha fissato obiettivi climatici e standard sulle emissioni che, di fatto, premiano la tecnologia più facile da misurare e regolamentare su larga scala. L’elettrico a batteria offre un percorso lineare: zero emissioni allo scarico, standard industriali più uniformi, e una filiera che può essere indirizzata con politiche industriali (batterie, ricarica, rete). I carburanti alternativi, invece, richiedono valutazioni complesse “dal pozzo alla ruota” (produzione, trasporto, disponibilità di materia prima, impatti indiretti) e, soprattutto, infrastrutture dedicate.

    In parallelo, le istituzioni europee e nazionali hanno un secondo obiettivo: costruire una competitività industriale futura. La catena del valore cambia: meno componentistica meccanica tradizionale, più elettronica di potenza, software, batterie e servizi. Questo spiega perché le politiche pubbliche si concentrano su gigafactory, incentivi all’acquisto e infrastrutture di ricarica, creando un ecosistema che rende l’elettrico la scelta “preferenziale” anche quando non è ancora la più accessibile per tutti.

    Strategie di mercato: l’elettrico come riposizionamento, non solo come “verde”

    Dal lato industriale, puntare sull’elettrico significa riposizionare il prodotto: nuove piattaforme, aggiornamenti software, servizi connessi, margini potenzialmente più alti su alcuni segmenti. Ma significa anche ridurre l’esposizione ai vincoli futuri su CO₂ e NOx, soprattutto nelle città. La stessa dinamica sta però generando tensioni: prezzi medi elevati, clientela che non sempre percepisce il valore, e rallentamenti in alcuni mercati. Non a caso, negli ultimi mesi si sono visti segnali di “aggiustamento”: ad esempio, Stellantis ha riportato in gamma versioni diesel su diversi modelli in Europa per intercettare domanda e convenienza d’uso, in una fase di vendite EV meno lineare del previsto.

    Il punto di partenza conta: un parco auto europeo grande e vecchio

    Qui entra in gioco il dato più sottovalutato: l’auto che circola oggi. Il parco macchine europeo non si rinnova “con un clic”. In UE l’età media delle auto è intorno ai 12,3 anni, e in alcuni Paesi si sale verso i 17 anni circa, segno che la sostituzione è lenta e spesso legata al reddito disponibile.

    In termini di volumi, parliamo di centinaia di milioni di veicoli: Eurostat riporta circa 260 milioni di auto in circolazione nell’UE (dato 2024), con forti differenze tra Stati sia per tasso di motorizzazione sia per anzianità del parco.
    Questo spiega perché, anche se le immatricolazioni cambiano rapidamente, la fotografia “su strada” rimane per anni dominata da benzina e diesel.

    Cosa dicono le immatricolazioni più recenti: l’Europa si elettrifica, ma soprattutto ibridizza

    Sul nuovo venduto, però, l’accelerazione è reale. Nel 2025, secondo ACEA, le auto 100% elettriche (BEV) hanno raggiunto il 17,4% del mercato UE, mentre le ibride (HEV) hanno toccato il 34,5%. Nello stesso anno benzina e diesel insieme sono scese al 35,5%.
    La lettura politica è chiara: la direzione è l’elettrico. La lettura di mercato è altrettanto chiara: l’ibrido è diventato la tecnologia “ponte” più scelta dai consumatori, spesso perché costa meno del BEV e non dipende dalla ricarica quotidiana.

    Le nazioni che cambiano di più: chi sta guidando davvero la trasformazione

    Norvegia (fuori UE, ma riferimento europeo)
    È il caso scuola. Nel 2025 le immatricolazioni di auto completamente elettriche hanno sfiorato il 96% sul totale annuo, con picchi vicini al 98% in dicembre.
    Qui la leva non è stata una singola misura, ma un sistema: incentivi fiscali, tasse molto penalizzanti su benzina e diesel, e un mercato che ormai considera l’EV la scelta standard. La conseguenza è che anche il parco circolante si sta trasformando più rapidamente rispetto al resto d’Europa.

    Germania: il cambio di passo industriale
    Nel 2025 la Germania è tra i mercati che hanno trainato la crescita BEV nell’UE: ACEA segnala un aumento delle immatricolazioni elettriche del +43,2% sul 2024.
    Qui il motore è doppio: da un lato la riconversione dei grandi gruppi e dell’indotto, dall’altro le politiche (nazionali e locali) che spingono infrastrutture e flotte aziendali. La Germania sta cambiando “per necessità competitiva”: se perde la leadership tecnologica, perde anche quote export.

    Paesi Bassi: infrastruttura come acceleratore
    Nel 2025 i Paesi Bassi hanno visto una crescita BEV (+18,1% secondo ACEA).
    Ma il vero differenziale è la ricarica: l’Osservatorio europeo sui carburanti alternativi (EAFO) riporta che la rete olandese ha superato le 209.000 colonnine/charging points a fine 2025 (partendo da ~181.000 nel 2024, con un incremento netto stimato di ~28.500 nel 2025).
    Quando la ricarica è ovunque, il BEV diventa più “normale”, soprattutto per chi non ha il box privato.

    Belgio: crescita rapida, trainata anche dal canale aziendale
    ACEA indica per il Belgio un +12,6% di immatricolazioni BEV nel 2025.
    Qui pesano scelte fiscali e flotte aziendali: molte elettrificazioni partono dalle auto di servizio e dal noleggio a lungo termine, che rinnovano più velocemente rispetto al privato.

    Francia: spinta regolatoria e urbana
    Nel 2025 la Francia cresce del +12,5% nelle immatricolazioni BEV (dato ACEA).
    Il mix francese è tipico: incentivi mirati, regole urbane più stringenti e una strategia industriale che cerca di mantenere produzione e occupazione nel Paese. Anche qui, però, la velocità reale dipende dal potere d’acquisto e dalla stabilità dei bonus.

    L’altra Europa: dove il cambiamento è più lento (e perché)

    Dove il parco auto è più vecchio, la transizione rallenta per motivi economici prima ancora che culturali. ACEA evidenzia che Grecia ed Estonia hanno flotte tra le più anziane, intorno ai 17 anni medi, e questo comporta tempi lunghi per sostituire i veicoli, a prescindere dalla tecnologia “migliore” sulla carta.
    Eurostat, inoltre, indica che l’Estonia è tra i Paesi con la quota più alta di auto oltre i 20 anni (dato 2024), segno di una circolazione che si rinnova con difficoltà.

    Conclusione: l’elettrico domina la rotta, ma la velocità la decide il Paese

    Il resoconto complessivo è questo: l’elettrico è la scelta favorita perché è la più “governabile” politicamente e la più trasformativa industrialmente. Ma la traiettoria reale dipende da tre cose molto concrete: reddito e costo dell’auto, densità della ricarica, età media del parco circolante. Ecco perché Norvegia, Paesi Bassi, Germania, Belgio e Francia mostrano i cambiamenti più visibili, mentre altre aree europee restano in una transizione più lenta, spesso dominata dall’ibrido come soluzione di compromesso.

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