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    Auto elettriche, retromarcia dei costruttori
    Perché Stellantis, Porsche e altri marchi rallentano sull’elettrico e tornano a puntare sui motori a combustione
    Redazione 7 Febbraio 2026
  • Motori a combustione ed elettrici a confronto nel futuro dell’auto

    Negli ultimi mesi il settore automobilistico globale sta vivendo una fase di profonda revisione strategica sui motori a combustione e sull’elettrico. Dopo anni di annunci ambiziosi, promesse di elettrificazione totale e scadenze sempre più ravvicinate, diversi grandi costruttori stanno riconsiderando il percorso verso l’auto elettrica pura. Non si tratta di un abbandono dell’elettrico, ma di un evidente rallentamento e di un ritorno pragmatico ai motori a combustione interna e alle soluzioni ibride.

    Il caso di Stellantis e Porsche ha fatto molto rumore, ma non è isolato. Sempre più gruppi automobilistici stanno adattando i propri piani alla realtà del mercato, che oggi appare molto più complessa e meno lineare rispetto alle previsioni di pochi anni fa.

    Un mercato EV più lento del previsto

    Il primo fattore che spinge le case auto a rivedere le strategie è la domanda reale di veicoli elettrici, inferiore alle aspettative iniziali in molti mercati occidentali. Se è vero che le vendite di EV continuano a crescere, è altrettanto vero che il ritmo non è sufficiente a sostenere investimenti miliardari concentrati esclusivamente sull’elettrico.

    Molti clienti, soprattutto in Europa e negli Stati Uniti, restano frenati da prezzi elevati, infrastrutture di ricarica non sempre adeguate e timori legati all’autonomia. Nei segmenti premium e sportivi, poi, il legame emotivo con il motore termico resta fortissimo, rendendo più difficile una transizione rapida verso il full electric.

    Stellantis e la strategia della flessibilità

    Stellantis ha recentemente riconosciuto che una parte degli investimenti destinati ai veicoli elettrici non ha prodotto i risultati sperati. Il gruppo ha quindi deciso di puntare su piattaforme multi-energia, capaci di ospitare motori a benzina, diesel, ibridi ed elettrici.

    Questa scelta permette di ridurre i rischi industriali e di adattare l’offerta ai diversi mercati. Marchi come Jeep, Fiat, Dodge e Ram continueranno a proporre motorizzazioni tradizionali e ibride, soprattutto nei segmenti dove l’elettrico fatica a imporsi.

    Porsche e il peso dell’identità del marchio

    Anche Porsche ha avviato una riflessione interna. Dopo aver spinto con decisione sull’elettrico, il marchio tedesco ha riconosciuto che alcuni modelli, pensati inizialmente come esclusivamente elettrici, avranno anche versioni a combustione o ibride.

    Nel mondo delle auto sportive e di lusso, il suono, la risposta del motore e l’esperienza di guida sono ancora elementi centrali. Per questo Porsche punta ora su una coesistenza di tecnologie, senza rinunciare all’elettrico ma senza imporlo come unica soluzione.

    Non solo Stellantis e Porsche

    La revisione delle strategie EV coinvolge anche altri grandi nomi dell’industria. Ford ha rallentato alcuni progetti elettrici per concentrarsi su modelli più redditizi e su soluzioni ibride. General Motors ha rivisto i tempi di lancio di diversi EV, mentre il gruppo Volkswagen ha posticipato alcuni obiettivi puntando su una maggiore neutralità tecnologica.

    Honda, dal canto suo, ha ridimensionato alcune ambizioni elettriche a breve termine, rafforzando l’offerta ibrida come ponte verso una transizione più graduale.

    Normative e realtà industriale

    Un altro elemento chiave è l’evoluzione del quadro normativo. In Europa, lo stop ai motori a combustione dal 2035 resta un obiettivo ufficiale, ma si parla sempre più spesso di flessibilità tecnologica, carburanti sintetici e soluzioni alternative per ridurre le emissioni senza azzerare il termico.

    Per i costruttori, adattarsi significa sopravvivere in un contesto economico complesso, caratterizzato da costi elevati, concorrenza cinese aggressiva e margini sotto pressione.

    Un futuro meno ideologico e più pragmatico

    Il ritorno di interesse verso i motori a combustione non rappresenta una sconfitta dell’elettrico, ma piuttosto una correzione di rotta. L’industria auto sembra aver capito che il futuro non sarà dominato da una sola tecnologia, ma da un mix di soluzioni adattate ai diversi contesti.

    Elettrico, ibrido e termico convivranno ancora a lungo. La vera sfida non è scegliere una tecnologia vincente, ma trovare l’equilibrio tra sostenibilità, redditività e desideri dei consumatori.

    Le possibili ricadute sul motorsport elettrico

    Questa revisione strategica potrebbe avere riflessi anche sul mondo del motorsport elettrico, in particolare sulla Formula E, nata come laboratorio tecnologico e vetrina dell’elettrificazione per i costruttori. Se alcune case stanno rallentando gli investimenti sull’auto elettrica di serie, è plausibile che in futuro riconsiderino anche l’impegno sportivo legato esclusivamente all’elettrico. Allo stesso tempo, la Formula E continua a svolgere un ruolo centrale nello sviluppo di software, gestione dell’energia e sistemi di recupero, competenze sempre più rilevanti anche per vetture ibride e ad alte prestazioni. Più che un ridimensionamento immediato, il possibile cambiamento riguarda il suo posizionamento: da simbolo di una transizione annunciata come inevitabile a piattaforma tecnologica di riferimento, capace di dialogare con un panorama motoristico sempre più diversificato.

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