Crisi economica, carburante caro e regole “lontane” stanno congelando le scelte di chi guida
In Italia l’auto non è solo mobilità: è un pezzo di stabilità personale. E quando l’economia stringe, la stabilità si difende. Il risultato è un parco circolante enorme e sempre più anziano, dove il “cambio macchina” smette di essere un passaggio naturale e diventa un salto nel vuoto.
Un parco gigantesco, con l’età addosso
Le autovetture in circolazione sono 41.340.516 e l’Italia resta su un indice di motorizzazione molto alto (701 auto ogni 1.000 abitanti).
Il dato più pesante, però, è l’età: nel 2024 l’età mediana delle autovetture è 13 anni (in aumento rispetto al 2023).
E dentro quei 13 anni c’è un dettaglio che racconta bene il clima: le auto Euro 0–3 (quindi molto vecchie) sono circa il 24% del totale.
Questo si vede e si sente: più rumore meccanico, più “spie” che si accendono, più riparazioni che diventano routine.
Perché le “limitazioni” non convincono
Blocchi del traffico, ZTL più severe, discussioni su emissioni e divieti: sulla carta dovrebbero spingere il rinnovo. Nella vita reale spesso producono l’effetto opposto: rimandare.
Quando la casa è sotto pressione, l’auto nuova non è “scelta green”, è rischio economico. E il rischio, in Italia oggi, viene evitato con un riflesso semplice: tenersi la vettura il più a lungo possibile.
La fotografia della spesa lo conferma: nel 2024 gli italiani hanno speso oltre 165 miliardi per l’auto; tra le voci principali ci sono carburante (41 mld) e manutenzione/riparazione (oltre 29 mld).
Non è un paese che sostituisce: è un paese che mantiene in vita.
Carburante: l’aumento che si sente ogni settimana
Il carburante è il costo più “emotivo”: arriva a piccoli colpi ripetuti, pieno dopo pieno. Le serie ufficiali del MASE mostrano prezzi tracciati con cadenza mensile/annuale e oscillazioni marcate.
E nei bollettini di monitoraggio prezzi del MIMIT/Osservaprezzi si registrano mesi in cui benzina e diesel aumentano (es. luglio 2025).
Qui succede una cosa paradossale: carburante più caro non porta automaticamente a cambiare auto. Porta spesso a:
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usare l’auto “a denti stretti” (meno viaggi, più attenzione);
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rimandare l’acquisto del nuovo perché se il pieno pesa, la rata pesa di più.
Il mercato del nuovo non riesce a “tirare” il parco
Nel 2025 le immatricolazioni di auto nuove hanno chiuso a 1.525.722 unità (-2,1%), e restano circa il 20% sotto i livelli 2019.
Questo è il punto: anche quando si vendono auto, non basta a ringiovanire un parco da oltre 41 milioni se l’uscita delle vecchie è lenta.
Prospettive: cosa può cambiare nei prossimi anni
Nei prossimi anni la direzione è chiara, ma la velocità no. Tre forze spingeranno, e tre forze freneranno.
Cosa spinge
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Infrastruttura di ricarica in crescita: a fine settembre 2025 si contano 70.272 punti di ricarica a uso pubblico installati.
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PNRR: obiettivo dichiarato di 7.500 stazioni sulle superstrade e oltre 13.000 nelle città (più ulteriori punti).
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Scenari di diffusione EV: secondo analisi di settore, nello scenario “accelerato” al 2030 si stimano 3,6 milioni di veicoli elettrici e circa 1 milione di plug-in circolanti.
Cosa frena
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Portafogli prudenti: le retribuzioni reali vengono descritte come in recupero solo parziale rispetto ai livelli 2021, e le famiglie restano caute.
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Costo d’uso instabile: carburante e manutenzione restano voci pesanti e imprevedibili, e questo irrigidisce le decisioni.
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Incertezza normativa percepita: l’UE mantiene l’obiettivo di zero CO₂ per le nuove auto dal 2035 nelle comunicazioni istituzionali. Tuttavia, a dicembre 2025 sono circolate notizie di possibili revisioni/ammorbidimenti in discussione politica, che alimentano attesa e indecisione.
In sintesi: la traiettoria più probabile
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Parco ancora vecchio nel breve: perché la crisi spinge a “tirare avanti” con l’auto posseduta.
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Elettrico più visibile nelle città e nelle flotte, ma non immediatamente dominante sul totale.
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Decisioni d’acquisto più emotive che tecnologiche: non “cosa è meglio”, ma “cosa mi posso permettere senza pentirmene”.
Ecco la sensazione che riassume tutto: in Italia non manca l’idea del futuro; manca lo spazio mentale (e spesso economico) per comprarlo oggi.