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    Georg Plasa, un campione amato sulle montagne d’Europa
    Dalla BMW V8 Judd alla BMW 134, la storia di un pilota che l’Italia non ha mai smesso di applaudire.
    Redazione 23 Febbraio 2026
  • Georg Plasa in gara con la BMW 320 V8 Judd

    Data di nascita: 9 aprile 1960
    Luogo di nascita: Monaco di Baviera (München), Germania Ovest
    Data di morte: 10 luglio 2011
    Luogo di morte: Rieti, Italia

    Ci sono piloti che restano nella memoria per i titoli conquistati e altri che vi restano per ciò che rappresentano come uomini. Georg Plasa appartiene a entrambe le categorie. È stato uno dei protagonisti più carismatici delle cronoscalate europee moderne, capace di unire prestazioni estreme a un rapporto umano e diretto con il pubblico, diventando una figura profondamente amata, con un legame speciale con l’Italia.

    Gli inizi e la scuola tedesca

    Plasa cresce nel rigoroso ambiente motoristico tedesco, dove metodo, preparazione tecnica e rispetto per il mezzo sono parte integrante della formazione. Le gare in salita diventano presto il suo terreno naturale: competizioni senza appello, in cui la gestione della potenza e la lettura del tracciato fanno la differenza.

    Fin dagli esordi emerge per determinazione e velocità pura, costruendo passo dopo passo una carriera che lo porterà ai vertici del panorama europeo.

    Foto by Roman Krejčí

    La BMW 320 V8 Judd: una vettura leggendaria

    Il nome di Georg Plasa è indissolubilmente legato alla BMW 320 equipaggiata con il celebre motore Judd V8, una delle vetture più estreme mai viste nelle cronoscalate. Potentissima, complessa, spettacolare, richiedeva un controllo assoluto e una sensibilità fuori dal comune.

    Plasa seppe trasformarla in un’arma vincente e affascinante. Il suo stile di guida era aggressivo ma sempre consapevole: attacchi decisi, traiettorie coraggiose, gestione totale della potenza. Ogni sua salita era uno spettacolo, capace di trascinare il pubblico e di segnare un’epoca.

    Germania ed Europa: titoli e consacrazione

    Nel Campionato Tedesco di Velocità in Salita, Georg Plasa diventa un riferimento assoluto, conquistando più volte il titolo di Bergmeister e imponendosi come uno dei piloti più vincenti della sua generazione.

    Il valore di Plasa si afferma anche nel Campionato Europeo della Montagna, dove conquista un titolo europeo di categoria, entrando definitivamente nell’élite degli specialisti della disciplina. Sulle salite più impegnative del continente, la sua BMW diventa sinonimo di potenza, spettacolo e coraggio.

    Georg Plasa

    Georg Plasa

    Un campione amato, soprattutto in Italia

    Oltre ai risultati, Georg Plasa è stato uno dei piloti più amati dal pubblico europeo, con un rapporto speciale e profondo con l’Italia. Nelle cronoscalate italiane era considerato quasi “uno di casa”: seguito con entusiasmo, applaudito per lo spettacolo offerto e stimato per la correttezza in gara.

    Il pubblico italiano lo apprezzava non solo per le prestazioni, ma per il modo diretto e rispettoso con cui viveva le competizioni.

    Il lato umano

    Chi lo ha conosciuto nel paddock lo ricorda come una persona affabile, disponibile e sempre cortese. Plasa non si sottraeva mai a una foto, a una stretta di mano o a una parola con i tifosi. Questo rapporto sincero con i fan, che lo adoravano, ha contribuito a renderlo una figura trasversale e unanimemente rispettata.

    La BMW 134 e la tragedia alla Rieti–Terminillo

    Nel 2011 Georg Plasa stava affrontando una nuova sfida tecnica. Aveva infatti preparato una nuova vettura, la BMW 134, con l’obiettivo di continuare a essere protagonista ai massimi livelli delle cronoscalate europee.

    Il 10 luglio 2011, durante la Rieti–Terminillo, Plasa rimane vittima di un grave incidente proprio al volante della BMW 134. Trasportato a Roma, si spegne in seguito alle ferite riportate. La notizia scuote profondamente l’intero ambiente delle salite europee, colpendo in modo particolare l’Italia, che perde uno dei suoi piloti più amati.

    Eredità

    Georg Plasa resta il simbolo di una cronoscalata moderna fatta di potenza, coraggio e umanità. I suoi passaggi tra i tornanti, il boato del V8 Judd, il sorriso con cui salutava il pubblico sono immagini che continuano a vivere nella memoria degli appassionati.

    Non è stato soltanto un pilota vincente: è stato un uomo capace di lasciare un segno profondo, soprattutto nel cuore di chi lo ha visto correre e lo ha conosciuto, in particolare in Italia.

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