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    Otakar Krámský, il campione dell’Est che conquistò l’Europa
    Rigore tecnico, velocità e continuità: la storia di uno dei grandi protagonisti delle cronoscalate europee degli anni Novanta.
    Redazione 15 Febbraio 2026
  • Otakar Krámský campione europeo della montagna

    Data di nascita: 1 luglio 1959
    Luogo di nascita: Jilemnice, Cecoslovacchia (oggi Repubblica Ceca)
    Data di morte: 25 aprile 2015
    Luogo di morte: Tulwitz (presso Rechberg), Stiria, Austria

    Ci sono piloti che impongono il proprio nome con la forza dell’immagine e altri che lo fanno con l’autorevolezza dei risultati. Otakar Krámský appartiene a questa seconda categoria. Per oltre due decenni è stato uno dei riferimenti assoluti delle cronoscalate europee, simbolo di una scuola di guida rigorosa, concreta e profondamente efficace.

    Gli inizi e la formazione

    Cresciuto nella Cecoslovacchia dell’Europa orientale, Krámský si forma in un contesto motoristico essenziale, dove disciplina e preparazione tecnica rappresentano la base di ogni carriera sportiva. Fin dagli esordi nelle gare in salita emerge per lucidità, capacità di interpretazione del tracciato e una naturale confidenza con percorsi complessi e privi di margine d’errore.

    Le cronoscalate diventano presto il suo terreno ideale: competizioni contro il tempo in cui precisione e continuità contano più di ogni altra cosa.

    Tecnica, vetture e stile di guida

    Otakar Krámský con la BMW

    Nel corso della carriera Otakar Krámský ha guidato diverse vetture di alto livello, adattandosi a mezzi tecnicamente molto differenti tra loro. Il suo nome resta però fortemente legato alle monoposto Reynard derivate dalla Formula 3000, vetture potenti e impegnative che richiedevano grande sensibilità meccanica e totale fiducia nel telaio.
    Accanto alle Reynard, Krámský ha corso anche con Osella e con la BMW M3 E36 di gruppo A, dimostrando una notevole capacità di adattamento. Il suo stile di guida era essenziale e privo di eccessi: traiettorie pulite, inserimenti precisi, grande stabilità nelle fasi più delicate della salita. Una guida efficace, costruita sulla conoscenza profonda del mezzo e del percorso.

    I Campionati Nazionali: continuità e autorevolezza

    Nel Campionato Ceco di Velocità in Salita, Otakar Krámský è stato per anni una presenza costante ai vertici. Più che per un singolo periodo di dominio assoluto, si è imposto per continuità di rendimento, restando competitivo contro avversari di generazioni diverse e contribuendo in modo decisivo alla crescita del movimento nazionale.

    La sua figura ha rappresentato un punto di riferimento tecnico e sportivo per l’intera Europa orientale.

    Il trionfo europeo

    Il palcoscenico in cui Krámský ha costruito la propria leggenda è però quello internazionale. Il pilota ceco ha conquistato tre titoli nel Campionato Europeo della Montagna della categoria 1 con la BMW M3 E36 di Gruppo A, negli anni 1995, 1997 e 1998, affermandosi come uno dei protagonisti assoluti della specialità.

    In un campionato caratterizzato da tracciati profondamente diversi e da un livello tecnico elevatissimo, Krámský ha saputo imporsi grazie a costanza, esperienza e una velocità mai ostentata, ma sempre concreta.

    Le salite simbolo

    Il suo nome resta indissolubilmente legato a cronoscalate storiche come Ecce Homo Šternberk, una delle gare più rappresentative della disciplina, ma anche a numerosi appuntamenti del calendario europeo in cui è stato protagonista per anni.

    Ovunque corresse, Otakar Krámský veniva riconosciuto come uno dei piloti più affidabili e completi del lotto.

    Otakar Krámský

    Rispetto ed eredità

    Più dei numeri, ciò che ha accompagnato Otakar Krámský per tutta la carriera è stato il rispetto unanime del paddock. Tecnici, avversari e appassionati lo consideravano un esempio di professionalità, preparazione e lucidità di guida.

    Il 25 aprile 2015, durante la manifestazione della cronoscalata di Rechberg, Otakar Krámský perde la vita in un incidente avvenuto nei pressi di Tulwitz, in Austria. Una tragedia che ha colpito profondamente il mondo delle salite europee, privato di uno dei suoi interpreti più autorevoli.

    La sua eredità resta viva in quel modo rigoroso e razionale di interpretare la salita che lo ha reso uno dei grandi protagonisti della storia della velocità in montagna.

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