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I risultati della Speed Motor al 56° Trofeo Luigi Fagioli

Claudio Roselli 1 Agosto 2021

Gubbio – Alla fine, i responsi positivi ci sono stati per i piloti Speed Motor delle vetture sport impegnati nella 56esima edizione del trofeo “Luigi Fagioli”, settima tappa del Campionato Italiano di Velocità in Montagna 2021 disputata sui 4150 metri del tracciato Gubbio-Madonna della Cima. L’uomo di punta, Angelo Marino con l’Osella Pa 30 Zytek messa a disposizione dal team di Christian Merli, ha ottenuto un settimo piazzamento assoluto nonostante le “toccate” in entrambe le salite: lieve la prima, sull’ultimo tornante; un tantino più forte la seconda, quando nei pressi del ponte ha strisciato la parte bassa della fiancata di sinistra. All’eccellente 1’41”67 del mattino, che significava sesto posto ma per questione di decimi e centesimi nei confronti di Achille Lombardi e Luigi Fazzino, ha fatto seguito un 1’44”24 che la dice tutta sulla maggiore “prudenza” adoperata in gara 2. Il tempo complessivo di 3’25”91 significa per Marino anche quinto posto nel gruppo E2-SC e terzo in classe 3000 dietro Simone Faggioli e Franco Caruso, che dopo gara 1 era dietro il salernitano.

Angelo Marino

“Dopo il contatto del pomeriggio, diciamo che non mi sono più “fidato” della macchina – ha affermato un Marino senza dubbio contrariato – perché pensavo anche di aver bucato una gomma. Peccato, me la sarei potuta giocare: ero lì con i tempi. Sono comunque contento: con la vettura ci siamo e dobbiamo soltanto prendere le misure”. La prossima settimana, occasione per il riscatto a Morano Calabro. Da Marino al “vecchio leone” Gianni Urbani: per lui, assoluto in gruppo CN con l’Osella Pa 21 S, al termine di due prestazioni in fotocopia (1’49”67 e 1’49”49, aggregato 3’39”16) e conquista del trofeo intitolato allo scomparso Mauro Rampini, messo in palio per il migliore fra gli umbri in gara e già vinto dallo stesso Urbani nel 2019. “Va bene così – ha commentato Urbani senior – anche se ho accusato un calo di motore, nel senso che mancano 3-400 giri. Cercheremo di capire con calma i motivi: oggi ho pensato soprattutto al risultato, cercando comunque di starci anche con il cronometro”. E siamo al gruppo E2-SS, con i due eugubini al volante della Wolf GB08 Thunder. Alla sua prima esperienza con una monoposto, Riccardo Urbani si è imposto nella classe 1150 moto, migliorando di manche in manche, fino ad avvicinarsi ai tempi del padre, Gianni. In gara 1, è salito con il tempo di 1’53”54, poi in gara 2 ha abbassato fino a 1’51”84, per un complessivo di 3’45”38. “Ripeto il concetto già espresso dopo le prove ufficiali e dico che se vi fossero state altre due possibilità avrei limato ulteriormente i tempi – ha spiegato Riccardo Urbani – dal momento che la macchina è ok e che guidarla è un divertimento, per cui alla luce del grado di confidenza che avevo non posso fare altro che ritenermi soddisfatto, specie per il risultato del pomeriggio”. Terzo posto nella classe 1000 moto per Luca Bazzucchi, anche lui di Gubbio e anche lui con la Wolf. Risolti i problemi con la corona che si era rotta nelle prove, si è avvicinato al suo standard con due prestazioni molto simili: 1’54”01 in gara 1 e 1’54”95 in gara 2, che diventa 3’48”96 nella somma dei tempi. “E’ stata una bella esperienza con una buona vettura e confortata da ottimi tempi intermedi – ha dichiarato Bazzucchi – con l’unico handicap costituito dal filler presente lungo la strada”.    

Per quanto riguarda le vetture turismo, a parte il risultato di Vincenzo Ottaviani e il piazzamento di Lodovico Manni, non è stata di certo un’edizione fortunata, la numero 56 del trofeo “Luigi Fagioli” (settima tappa del Campionato Italiano di Velocità in Montagna), per i piloti Speed Motor delle vetture turismo. Gara 1 si è conclusa a metà percorso per il giovanissimo eugubino Alessandro Picchi: la sua Mini Cooper Sd F56 è andata a sbattere alla curva “Paradiso” (probabilmente a causa anche del fondo stradale umido dopo la pioggia caduta verso le 8) e addio al grande obiettivo della vittoria nella classe 2.0 della Racing Start diesel nella domenica dell’esordio in assoluto nella gara di casa. La seconda salita è stata invece fatale all’altro eugubino, Paolo Biccheri, che con la sua Alfa Romeo 147 era stato autore in mattinata di una manche di alto livello: 2’10”71 per coprire i 4150 metri del tracciato Gubbio-Madonna della Cima, un tempo che gli era valso il primo posto nella classe 2.0 della Racing Start Plus con 2”40 di vantaggio sul diretto rivale Ivano Cenedese (Renault Clio) e il secondo assoluto di raggruppamento ad appena 26 centesimi di ritardo dalla Mini Cooper S di Giacomo Liuzzi.

Vincenzo Ottaviani

Purtroppo, in gara 2 il sogno è svanito fin da subito: girata in testacoda alla “Sette Camini” e impatto con il marciapiede, senza danni particolari ma con la gara compromessa. “Ho sentito partire l’auto come se si fosse bloccato qualcosa – ha spiegato Biccheri – poi mi sono girato e ho impattato contro il marciapiede. Una delusione davvero forte, dopo quanto avevo costruito al mattino, azzardando qualcosa con le gomme slick e dosando bene la velocità fra i tratti asciutti e quelli ancora bagnati”. A tenere alto il nome della scuderia di Gubbio è stato allora Vincenzo Ottaviani con la Citroen Saxo, che piazza un altro colpo importante per la conquista della coppa di classe 1600 nel gruppo N. Primo posto in 2’16”06 (terzo di raggruppamento) e in 2’13”99, per una somma di tempi pari a 4’30”05, che però lo fa scendere dal podio di raggruppamento per appena 9 decimi perché anche gli altri avversari (in particolare Gabriella Pedroni) hanno migliorato le loro performance. “Solo all’ultimo istante – ha ricordato il pilota abruzzese – ho deciso stamani di montare quattro gomme slick, facendo delle regolazioni “intuitive” che mi hanno dato ragione, visto che ho stabilito il terzo tempo di gruppo. In gara 2, mi sono potuto esprimere meglio, anche se ho lasciato qualcosa alla Scoletta perché mi avevano detto che c’era olio sulla strada, ma stare sotto il 2’14” non è stata cosa da poco. Porto quindi a casa punti importanti sia per la coppa di classe che per la classifica del gruppo N e sono soddisfatto per aver regalato questo risultato alla scuderia in una domenica poco favorevole per altri colleghi della Speed Motor”. Onorevole secondo posto nella classe 2.0 della Racing Start per il tuderte Lodovico Manni, salito in 2’41”05 e poi in 2’30”43, che pur essendo stato il terzo responso in gara 2 non ha tolto il piazzamento acquisito da Manni nella somma dei tempi (5’11”48) dietro Francesco Paolo Cicalese su Honda Civic Type R. “Un secondo posto che può essere gratificante dopo la delusione dell’anno scorso, quando fui messo ko nelle prove – ha detto Manni – però quasi 18” totali di ritardo da Cicalese sono troppi: il motore deve quindi sciogliersi di più, siamo ancora in piena fasatura”. Con il cambio completamente nuovo dopo i problemi nelle prove ufficiali, Sauro Rossi si è piazzato settimo nella classe 1.6 della Racing Start con la Peugeot 106, riuscendo nell’impresa di tenere in strada l’auto dopo il serio rischio corso in avvio di gara 1 prima della curva “Sette Camini”; ciò gli ha fatto perdere secondi che hanno inciso nel 2’53”27, sensibilmente abbassato nel pomeriggio con un 2’32”56, per un totale di 5’25”83.

Nelle vetture storiche il ruolo di “apripista” (è partito per primo in assoluto) ha portato una vittoria di classe all’eugubino Eric Nicchi, unico portacolori della Speed Motor fra le auto storiche nella 56esima edizione del trofeo “Luigi Fagioli”. Al volante della sua Alfa Romeo Giulia, ha dominato la T1300 del II Raggruppamento (periodo H1) con i tempi di 2’54”96 e 2’46”83, per un aggregato di 6’35”63. Partito alle 9 di mattina dopo la pioggia caduta appena un’ora prima, Nicchi non ha potuto tentare l’assalto al suo record personale (poco più di 2’39”) e allora ci ha provato nella seconda manche, ma… “A un certo punto, mi si è bruciata una candela – ha sottolineato Nicchi – e questo mi ha penalizzato fino all’arrivo, tanto più che dopo la prima salita ero sesto assoluto di categoria, ma nessun problema: primo posto di classe in una edizione che ricorderò per averla aperta io con la mia Giulia”.

56° Trofeo Luigi Fagioli